Porta nuova in lo-fi

Un risveglio mattutino verso la stazione di P.ta Garibaldi, un iPhone e un'oretta di luce fantastica.

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Porta nuova in lo-fi

Un giro in stazione a Milano di prima mattina può diventare un interessante scoperta, al netto dei pessimi pensieri dovuti all'alzarsi così presto, per una cosa così poco divertente.

Linee dritte, oblique, superficie lisce, disomogenee, volumi a strapiombo, vetro e metallo: tutto sembra teletrasportarmi in una metropoli lontana, ma è Milano. Le luci delle otto del mattino si mischiano ai rumori del traffico che man mano aumenta, i colori pastello del cielo sono esaltati dal luccichio delle pareti lisce dei grattacieli; arancio, verde, blu.

Ogni singola finestra partecipa a questo caleidoscopio. Vedute tra un edificio e l'altro lasciano spazio all'immaginazione: sul balcone di qualche edificio con giardino pensile mi ritrovo a bere caffè. Sotto, una alta pianta che sale dall'appartamento attiguo porta cinguettii di uccellini. Non li vedo, ma sento che si muovono tra le foglie generando un fruscio piacevole. La città diverse decine di metri più sotto è solo un brusio lontano.

Un rumore fastidioso e continuo inizia a fissarsi nella mente, seguito da rintocchi metallici e urla: gli operai che stanno costruendo il palazzo all'incrocio mi riportano alla realtà. Noto una serie di coperte e di sacchetti di plastica nel prato antistante il semaforo che taglia questo quartiere modernissimo e surreale: dei poveri cristi dormono all'aperto mentre un profumo di caffè si spande pian piano nell'aria da una caffetteria in lontananza. 

Decido che ne ho avuto abbastanza, mi giro e corro verso la macchina. 

Un caffè in autostrada rimetterà a posto la giornata.

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