Istanbul, superficialmente.

Per finire un piccolo contributo audio/video di questa splendida città: Istanbul, superficialmente. from Mauro Del Romano on Vimeo.:)

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Istanbul, superficialmente.

Si stende sonnecchiante sotto un cielo plumbeo, Istanbul. Sono su un traghetto appena partito da Üsküdar, Asia, diretto verso Eminou, Europa o come si chiama da queste parti, Avrupa. Intorno, pochi pendolari di ritorno da chissà dove; il prezzo di appena 3 lire (poco meno di 1€) rende molto più economica questa opzione rispetto all'idea di dover attraversare il Bosforo via ponte. E anche più rapida, visto il costante traffico di cui tutti qui sono a conoscenza.

Anche il mio tassista ha deciso infatti che, nonostante la destinazione per cui ci siamo accordati fosse diversa, mi avrebbe lasciato al molo da cui sono appena salpato. E buona fortuna. Tira vento, ci sono solo io fuori, ad esclusione di un solo altro passeggero intento a telefonare. Già, perché qui telefonare è lo sport nazionale: al telefono alla guida, al ristorante, al parco, in negozio, nei bazaar, sull'autostrada, sdraiato sui gradini a riposare... Non esiste turco che in questo preciso istante non sia al cellulare. Ah, mentre ovviamente tiene una sigaretta nell'altra mano. Sottocoperta intanto il bar è pieno, sui tavolini piccole tazzine di çay servite con anelli di pane al sesamo, simili ai pretzl ma che qui si chiamano simit. Il traghetto lentamente incrocia le rotte di diverse imbarcazioni che non fermano in città, ma si dirigono cariche di merci all'interno dello stretto del Bosforo, verso mete che ho letto solo sui libri. In questo momento la sensazione di trovarsi tra due continenti è così reale che la cosa mi galvanizza un po'. Credo si veda, visto come il tizio con il cellulare mi sta fissando. Se i voli per Marte fossero una normalità, me lo immaginerei in tuta spaziale, cellulare e sigaretta in mano. A fissarmi come se fossi io quello strano. Saluto con un cenno del capo e scendo, poggiando il mio primo piede sul suolo di questa città che da lontana sì è diversa, con tutti i suoi minareti che costellano la sua skyline, ma da vicino è molto più simile a Genova che a Beirut.

L'aria un po' densa di pioggia si miscela con il forte profumo di carne alla griglia e spezie, che satura le piccole caddesi, a prima vista solo arteriole tra i palazzi, ma in realtà trama molto più importante del tran-tran locale. Già dalle prime ore della mattina, il nervosismo alla guida del turco si scontra con la vitalità degli incroci di Istanbul: una polifonia di clacson caotici cercano quasi di spostare le automobili, improvvisamente ferme in mezzo alla strada a scaricare, caricare, far salire, manovrare o semplicemente in attesa di qualcosa; il tutto condito da gesti di stizza o qualche parola apostrofata dal finestrino con un velo di rassegnazione che, in realtà, non provocano grandi sconvolgimenti fino al termine naturale delle operazioni in corso. Di tutta la superficie su cui sorge Istanbul, solo una piccola parte risulta essere la vera meta turistica; un corridoio nord-sud che collega Sultanahmet, sede di gioielli con Ayasofya e la Moschea Blu per capirci, a Piazza Taksim, famosa più per le proteste recenti che per la sua bellezza. In quest'area per la verità percorribile comunque a piedi con un minimo di allenamento, si possono visitare i principali punti di interesse.

Ma il bello di città come queste è che basta deviare di poco il percorso per finire dietro le quinte dello spettacolo ufficiale e ritrovarsi insieme ai macchinisti, i tecnici luci, i truccatori. Insomma, la gente comune. Quando si parla di gente, si parla di un termine astratto che si riferisce in verità ad un gruppo indefinito di persone, non quantificabile. Non un sottoinsieme "finito" di soggetti, ma una vastità. Ecco: ad Istanbul c'è la gente. C'è n'è veramente tanta, forse addirittura si potrebbe dire troppa. Fiumi di persone si muovono lungo Istikal Caddesi, arteria pedonale di Beyoglu oltre il ponte di Galata, nel cuore della vita dei locali notturni della città. Negozi di kebap, pizzerie, gelaterie e piccoli ristoranti che preparano in strada le cozze ripiene si alternano a catene della grande distribuzione come mediaworld.

Occidente ed oriente, separati da un sottile confine d'acqua che ha visto secoli di storia accatastarsi sulle sue sponde.

Istanbul, superficialmente.

Per finire un piccolo contributo audio/video di questa splendida città:

Istanbul, superficialmente. from Mauro Del Romano on Vimeo.

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